La responsabilità dell’infestazione da Toxoplasmosi è spesso erroneamente attribuita al gatto in quanto, di questo parassita, ne è l’ospite definitivo.
In realtà è molto più probabile contrarre l’infestazione da carne poco cotta o da verdure contaminate.
Il gatto, normalmente nell’età prepubere, s’infesta mangiando topi, ratti, uccelli. In seguito all’ingestione delle cisti presenti nelle prede infettate inizia il ciclo infettivo intestinale dove il toxoplasma moltiplica e produce uova (oocisti) che, a distanza di 1-5 settimane dall’ingestione, vengono eliminate in gran numero con le feci per 2-3 settimane. Ad ogni modo meno del 50% dei felini che vengono in contatto con il toxoplasma diventerà poi eliminatore. La cosa interessante consiste nel sapere che in seguito a successive esposizioni del gatto al parassita l'eliminazione sarà davvero nulla e anche in quei rari casi dove si ha nuovamente eliminazione di oocisti, il loro numero sarà minore e spesso insufficiente a trasmettere il parassita.
Buona norma igienica è quindi pulire la lettiera del gatto tutti i giorni, non permettendo così alle oocisti, eventualmente eliminate dal gatto, di andare incontro al processo di maturazione che le rende infettanti e pericolose per l'uomo, altrettanto importante è evitare assolutamente di alimentare il gatto con carne cruda, primo veicolo di contagio.
Come si può capire non è così semplice per il proprietario infettarsi con le oocisti eventualmente eliminate dal proprio gatto.
Per sapere se il proprio gatto è positivo, in altre parole se possiede anticorpi contro il Toxoplasma, basta far eseguire un esame del sangue in ambulatorio; ma ricordiamo che positivo non significa eliminatore ma solo che il soggetto in questione è già venuto in contatto con la malattia e possiede quindi anticorpi che eviteranno una successiva eliminazione nel caso venisse nuovamente in contatto con il Toxoplasma. Questa patologia nell’uomo viene comunque monitorata nelle puerpere fin dai primi giorni dall’accertamento della gravidanza perché la sola sensibilizzazione in gravidanza è foriera di preoccupazione per la salute del feto. Il contagio avvenuto in precedenza mette al riparo da precauzioni igieniche e nel rapporto con il gatto.
Per ridurre l’esposizione è inoltre utile prendere l'abitudine di lavarsi accuratamente e energicamente le mani con acqua e sapone dopo contatti con terreno, gatti randagi, latticini non pastorizzati, carni o vegetali crudi.
